IL CANE PUÒ ESSERE UN SUPPORTO, MA NON UNO PSICOLOGO.

il tuo cane non è uno psicologo

Quando dico che il cane non è il tuo psicologo, so bene di cosa sto parlando. Il problema nasce quando iniziamo a chiedere al cane di colmare un vuoto, gestire la nostra ansia o sostituire una persona.

Con il mio lavoro spesso ho visto situazioni di questo tipo, in cui il cane sembrava stesse colmando qualcosa. ecco non è un suo compito. Io lo capisco perfettamente, io stesso ci sono passato per primo. È un comportamento involontario, si fa molto affidamento sul proprio cane, che certe volte va a sostituire la figura dello psicologo. Cosa succede quando facciamo questo? Il cane cosa percepisce esattamente dal nostro comportamento?

Premettendo che non sto giudicando nessuno, l’obiettivo di quest’articolo sarà quello di andare a spiegare cosa succede quando noi abbiamo certi comportamenti ed i problemi che possiamo causare al cane. Il tutto avviene sempre in modo involontario, per questo, prima di prendere un cane bisogna chiedersi “Perché lo sto facendo?”.

Tranquillo, ci sono passato anche io con il mio cane.

Si, ci sono passato. E perché quello che ho capito con Morfeo me lo ripeto ogni volta che mi siedo davanti a una persona nuova.

Quando ho preso Morfeo era ingestibile. Non nel senso che non lo tenevo fisicamente — nel senso che non riuscivo a farmi ascoltare. Era come pazzo. Tirava, mi ha distrutto casa, soffriva d’ansia da abbandono, se lo lasciavo libero andava dove voleva.

Per mesi ho pensato che il problema fosse lui e che io non centrassi niente con i suoi comportamenti.

Poi ho capito. Quello fuori controllo ero io. Non sapevo come approcciarmi alla vita, volevo tante cose e non ne volevo nessuna. Morfeo non era lo specchio delle mie emozioni: era lo specchio delle mie azioni. Perché se spesso crediamo di trasmettere le nostre emozioni al cane, in realtà quello che stiamo facendo è creargli delle insicurezze, portate dal nostro comportamento.

E quello, da accettare, fa molto più male.

Il problema non è mai il cane. Il cane è lo schermo su cui vedi proiettata la tua vita — e più gli scarichi addosso quello che non hai risolto, più lei te lo rimanda indietro sotto forma di comportamenti che non riesci a gestire.


Cambiare prospettiva. Il problema non è il cane sono io.

Nel momento in cui ho smesso di chiedermi “come sistemo il cane” e ho iniziato a chiedermi “cosasto dando io a questo cane”, tutto ha cominciato a girare. Non perché ho imparato un trucco. Perchého spostato il lavoro dove andava fatto: prima su di me, poi su di lui.

E adesso che lo so riconoscere sulla mia pelle, lo vedo addosso agli altri ogni giorno.

La persona single che prende il cane e ci si aggrappa come a un’ancora: diventa il compagno, la fidanzata, la cosa che riempie il vuoto. La coppia — giovane o matura, cambia poco — che lo cresce come un figlio. La ragazza di trent’anni che un domani vorrebbe una famiglia, non ce l’ha ancora, e intanto quel bisogno lo posa tutto sul cane. La persona in ansia che si prende un pitbull e poi non riesce a conviverci, e la sua situazione peggiora insieme a quella del cane.

Quasi nessuno lo fa apposta. Lo fanno senza accorgersene. Ma inconsapevole non vuol dire innocuo. Perché il cane percepisce tutto lo stesso. E non percepisce “l’ansia” come concetto: percepisce l’attaccamento morboso che gli si stringe addosso, quel peso che gli chiedi di reggere e che non è fatto per reggere.

Ecco perché queste situazioni non si sistemano solo educando il cane. Puoi lavorare sui comportamenti quanto vuoi, ma se non tocchi la causa, il sintomo torna. Sempre


Quindi perché hai preso il tuo cane?

Prima di tutto, in questi casi, bisogna porsi una sola e semplice domanda, ma onesta: perché lo hai preso?

E la risposta non deve essere la classica bella, che solitamente si dà. Quella vera. Bisogna essere effettivamente sinceri con se stessi.

Io i miei cani li ho presi per andare in montagna. Non volevo qualcuno dietro che camminasse piano e mi rompesse le scatole — volevo un compagno di treking. E volevo anche autolimitarmi, perché sono una testa matta e da solo, in montagna, rischiavo di infilarmi dove non si torna. La montagna non perdona, come la vita.

Non li ho mai visti come figli. Li tratto bene, sono parte della famiglia, hanno tutto quello che gli serve: il loro spazio, la loro libertà, i loro ritmi, il rispetto dei loro bisogni. Ma questo gliel’ho potuto dare solo perché il lavoro l’ho fatto prima su di me. Prima la risposta seria sul perché li avevo presi. Poi il lavoro per dare al cane quello che volevo che lui desse a me.

Prima di avere, bisogna dare.

Perché funziona in quest’ordine, e in nessun altro: prima di avere, bisogna dare. Se al cane dai ansia e aspettative — se gli chiedi di essere la famiglia che non hai — le difficoltà arrivano in automatico. Non perché è cattivo. Perché non è fatto per darti quello. Il cane nella sua comunicazione è molto semplice e lineare, non può sapere che dietro i tuoi comportamenti ci siano delle insicurezze. Di conseguenza in base agli input che gli dai, si comporterà di conseguenza.

Oggi Morfeo ha quattordici anni e mezzo. Quel cane che non riuscivo a gestire, che mi distruggeva casa e andava dove voleva, negli anni ha aiutato altri cani a diventare equilibrati e collaborativi come è diventato lui. È passato da problema a maestro.

Non perché ho sistemato Morfeo. Perché ho sistemato me. E lui, di conseguenza, è tornato a essere quello che era sempre stato capace di essere. Gli mancava solamente una figura autorevole che sapesse trasmettergli calma e disciplina al momento più adatto.

Se hai un cane che non riesci a gestire, non partire dal cane. Parti da quella domanda. Poi, per imparare davvero a farti seguire e a dargli quello di cui ha bisogno, è esattamente il lavoro che si fa in Dog Trainer Academy®.

Il cane sa già fare il cane. Il resto comincia da te.

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Alla Vostra felicità
Chris

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